Peronospora della vite: ciclo biologico
Come abbiamo visto, la peronospora della vite è causata da un microrganismo chiamato Plasmopara viticola. Appartenente alla classe degli Oomiceti, è arrivato in Europa verso la fine del IX secolo.
Durante il periodo vegetativo, si formano le oospore, ovvero le spore sessuali. La loro formazione avviene in seguito alla fecondazione dell’organo femminile, detto oogonio, da parte dell’organo maschile, detto anteridio.
Nei mesi invernali le oospore rimangono dormenti, dopo aver raggiunto la maturazione durante l’autunno. Germineranno in primavera solo nel caso in cui venissero realizzate tre condizioni di temperatura e precipitazioni, conosciute anche come la regola dei tre dieci:
- pioggia di almeno 10mm
- germogli lunghi almeno 10cm
- temperatura minima sempre superiore ai 10°C
Nel caso in cui queste condizioni dovessero essere soddisfatte, le oospore emettono lo sporangio, ovvero la struttura cava contenente le spore. Sono proprio queste zoospore la causa delle infezioni primarie:
- grazie alle loro appendici cellulari, le spore si muovono nel velo d’acqua presente sopra le foglie
- si incistano nella pagine inferiore delle foglie
- il periodo d’incubazione dura dai quattro ai ventitré giorni
- in questo periodo il patogeno riesce a penetrare all’interno delle cellule per estrarne il nutrimento
Esiste però un’infezione secondaria, che inizia alla fine del ciclo vitale del patogeno: la muffa bianca. A rendere possibile l’insorgere della muffa sono due condizioni che devono essere soddisfatte per almeno quattro ore a notte:
- le foglie devono essere bagnate oppure deve esserci un’umidità superiore al 92%
- la temperatura dell’aria deve mantenere una minima di 13°C
A diffondere poi le zoospore e le infezioni secondarie sono il vento e la pioggia.
Peronospora della vite: danni
Per capire quando e come intervenire all’insorgere della peronospora della vite, dovrai stare attento nell’individuazione dei sintomi della malattia.
I danni sono piuttosto visibili e riconoscibili.
Innanzitutto, le foglie in accrescimento:
- comparsa di macchie di circa 3cm di diametro, localizzate ai margini e dai contorni regolari
- le macchie possono essere giallastre, traslucide o rossastre, prima di scurirsi e necrotizzare
- muffa bianca presente sulla pagina inferiore
- filloptosi, ovvero la caduta anticipata delle foglie
Se le foglie dovessero essere invece vecchie, le macchie si presentano piccole, poligonali e tra le nervature.
In secondo luogo, i tralci, dove i danni sono visibili in prossimità dei nodi:
- le aree colpite sono inizialmente idropiche, cioè con acqua accumulata all’interno delle cellule, poi livide e in ultimo necrotiche
- spaccature longitudinali con comparsa di muffa bianca
- ipertrofia dei tessuti e accrescimento del tralcio che si può piegare a uncino o a forma di S
Sui grappoli i danni sono diversi a seconda che l’allegagione sia già avvenuta o meno. Non sai cos’è l’allegagione? Qui rispondiamo a tutte le tue domane.
Prima dell’allegagione i danni sono rappresentati da macchie livide, da ipertrofie che interessano il peduncolo, il raspo o i racimoli e possono inoltre seccarsi del tutto. A seguito dell’allegagione, invece, possono svilupparsi due diverse sindromi:
- il marciume grigio, tipico dei grappoli più giovani, dove le fruttificazioni del fungo formano una colorazione grigia; si sviluppa in primavera
- il marciume bruno, che interessa invece i grappoli più vecchi e che si manifesta con una colorazione brunastra, con una grande perdita di turgore e un conseguente avvizzimento; si sviluppa in estate
Questi i danni. Ma come puoi combattere questa malattia?